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A quando la lista di platino?

Sessantotto trottatori italiani hanno varcato la porta d’oro dell’1.20

No, non si tratta davvero di cronometri compiacenti. La realtà è quella che è: perché dovrebbero esservi dei dubbi? E’ sgorgato, ad un tratto, ciò che da tempo era latente ma nettamente avvertibile. Al clima mite ed alle piste sommamente levigate ed elastiche è corrisposto un naturale progresso di molti nostri trottatori e una loro ottima disposizione fisica, quale da tempo non si verificava per un cumulo di inconvenienti occorsi ai soggetti migliori.
Che i cronometri non siano stati compiacenti lo dimostrano altri fatti marginali avvenuti dopo il conseguimento dei primati sensazionali: il 3 anni Boccaccio, domenica all’Arcoveggio, ha polverizzato il record dell’”Italia” scendendo in bellezza a 1.20.9; e questa impresa di un cadetto è in una scala proporzionale ai risultati conseguiti dai 4 anni Assisi e Oriolo e dagli anziani Tiro e Tenebroso. Il medesimo Tenebroso, poi, non più tardi di giovedì scorso a San Siro ha dato scacco matto a Mighty Fine in virtù di un chilometro conclusivo sul piede dell’1.17.5 o poco più, a conferma quindi di una reale efficienza. Vale poi ricordare che, in questa settimana, Zibellino ha letteralmente passeggiato a Napoli in 1.20.3 sui 2080: pertanto ogni particolare serve ad avvalorare l’effettiva realtà raggiunta dal trotto nazionale, adeguatamente attrezzato al fine.

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Il 20 aprile 1938 a Napoli, Aulo Gellio trottò all’età di 6 anni in 1.19.8 sui 1720. Già l’anno precedente a Bologna il roano volante aveva toccato per primo, fra i soggetti indigeni, il vertice dell’1.20, schiudendo la porta d’oro e incitando l’allevamento nazionale a procedere sulla via maestra.
Con Aulo Gellio e con Jago Clyde, nel 1935, s’era aperto un nuovo orizzonte. Son passati vent’anni e non sono molti nel cammino di uno sport. Ma si deve pur riflettere che, ancora in quel periodo, era un vanto per un trottatore indigeno inserirsi nella Lista d’argento dell’1.25. I vari Meraviglia, Aurelio, Mirandolino, Loredana Worth, Fontebella (che allora trottavano sull’1.23) erano additati con grande soddisfazione.
Aulo Gellio principiò veramente una nuova era: il roano dell’Allevamento Roma fu la netta avvisaglia di un netto crescendo. L’impianto italiano si arricchiva di sostanza con una sequela di eccellenti importazioni e con una brillante estensione di idee. La vicina Germania, già improntata più rigorosamente alla selezione, mostrava i suoi stupendi Xiphias (1.18.6 nel 1934 a Berlino), i suoi Probst (1.17.4 nel 1937), i Vitruv e i Ludwig Ford.
Noi dovevamo dunque imitare l’esempio: le capacità e i mezzi esistevano; e furono messi in campo. Tuttavia, anche se ad Aulo Gellio si abbinò nel 1938 Ciclopico, non riuscimmo poi a far subito ampia breccia nella Lista d’oro perché la nostra organizzazione era ancora molto arretrata rispetto a quella della Germania. Potevamo solo sperare nell’evoluzione dell’allevamento Orsi Mangelli: e difatti, pur con qualche anno di attesa, nella Lista d’oro cominciarono ad affacciarsi i nero-granata: Filibustiere, che nel 1941 segnò 1.18.5; Floridoro che, nel medesimo 1941, arrivò a 1.19.2; e Inverno che, a 4 anni a Bologna nel maggio del 1942, puntò all’apice di 1.18.2 trascinando nella sua scia l’animoso Danao a vergare 1.19.5.
Quello d’Inverno fu un punto fondamentale raggiunto; ma già s’era in guerra, in gravissime angustie, e la linea ascendente s’arrestò, inevitabilmente. Solo a Landolfo, un altro allevato alle Budrie, capitò nel 1944 a Milano di varcare la Lista d’oro con un significativo 1.18.9; e Condottiero, nel 1945, anch’esso seppe distinguersi isolatamente, conseguendo 1.19.5.

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A pace avvenuta, la ripresa fu lenta e greve. Le radici esistevano, ma occorreva rinnovarle di sana pianta e riavviarle. Unico, in quegli anni, giganteggiò il fenomeno Mistero che, primo dei trottatori nazionali, ottenne 1.18.8 su distanza superiore al miglio: 2080 metri. Ma il vaso della Lista d’oro continuava a rimanere piuttosto vuoto: solo rare e preziose gocce vi cadevano. Fu la stagione 1949 che cominciò a dare un buon contributo: Perosso 1.19, Gaudenzia 1.19.4, Rivale 1.19.5, Jonia 1.19.5, Giaur da Brivio 1.19.7, Bronzo 1.19.9, Celio Lin 1.19.9 e Fiumicino 1.20 costituirono un drappello di validi messaggeri. (Va notato, per inciso, che proprio nel 1949 Bayard e Sagunto, avendo 3 anni, offrirono squarci di un abbagliante progresso).
Nel 1950 entrarono nel novero dei privilegiati: Alessandro da Bruno 1.18.6, Orbetello 1.19.2, Dracma 1.19.5, Ars 1.19.6, Contessa De Sota 1.19.8, Tudor 1.19.9. L’immissione si faceva dunque più continuativa e consistente; nondimeno allo scadere del mezzo secolo, i trottatori catalogati in Lista d’oro erano ancora soltanto 23.
E’ stato nell’ultimo lustro che il varco si è aperto decisamente: la forza dell’allevamento appariva ormai ben solida, le ragioni della selezione si affermavano su più larga scala, gli entusiasmi e le emulazioni incitavano al progresso: nella quantità si perfezionava ed aumentava il settore della “qualità”. Nel 1951 Bayard strappava il posto di capofila della Lista d’oro ad Inverno segnando 1.18.1 a Ravenna. A fine del 1952 già 34 soggetti indigeni avevano trottato in 1.20; e a fine del 1953 il numero era salito a 40.
Il gran balzo, da 40 addirittura a 68, si è poi verificato nel 1954 e all’inizio del 1955. Vi è stato, in pratica, un fiorire improvviso e stupefacente. Ma, oltre alle piste grandemente migliorate, si è trattato in effetti di progresso indubbio, di autorevolezza della selezione.
Qualcuno può osservare che troppo rapidi e sconvolgenti sono stati i fatti accaduti. Ma questi fatti devono essere considerati nel riverbero del passato.
Non dimentichiamo che, dai tempi di Bayard e di Sagunto giovani, per alcuni anni ben poche delle folgoranti promesse sono state mantenute: la “qualità” e le facoltà da “Libro d’oro” esistevano in diversi soggetti: ma un eccessivo dispendio di forze in età prematura e incidenti vari ci avevano privato di una efficace squadra di indigeni anziani. Sono state le giovani generazioni, nel 1954, a dare il “la” alla squillante scalata: Fourrier, Anzola, Fiames, Bordo, Fra Diavolo fra i 3 anni; Zima, Zibellino, Nelumbo e Esedra fra i 4 anni. E mentre questi giovani intrepidi si lanciavano alla conquista dei primati, altri giovani affilavano le armi per entrare in lizza al momento debito: la qualità poteva così contare anche su un numero consistente di esponenti: inoltre gli allenatori si facevano nel contempo più guardinghi: inutile bruciare prematuramente le tappe, meglio attendere ogni cavallo nello sviluppo naturale delle sue possibilità. Valga per tutti l’esempio di Assisi che, da puledro, Orlando Zamboni accortamente risparmiò dichiarando esplicitamente che il meglio, Assisi, doveva darlo all’età di 4 anni.
Le ragioni del ben allevare (inteso come studiata varietà di incroci e come cura somma di alimenti e di pascolo per il puledro creato) e le ragioni di un susseguente oculato allenamento hanno portato al raggiungimento delle mete da tempo agognate. Assisi, nuovo glorioso alfiere degli indigeni, è l’espressione-sintesi dell’opera meritoria di Piero Giovannini che si impegnò per alcuni anni in grande stile. Oriolo dal suo canto, è l’espressione positiva dell’incrocio franco-americano: l’elezione del ramo di Alma Lee si è ben amalgamata con la vigoria di Pharaon. Che poi la novella ci sia giunta per il tramite delle giovani generazioni, ciò è abbastanza logico: tutto il nostro sistema di corse induce molto presto alle più alte mire. Può invece meravigliare l’ascesa di Tiro e Tenebroso, due ex-mangelliani. Ma Tiro, quando era giovane, fu molto rispettato e d’altra parte la sua origine risale a Calumet Clancy che alla Lista d’oro diede già anche Inverno e Filibustiere. E Tenebroso ha trovato atmosfera adatta al suo brio e a quella linearità che ha contraddistinto diversi figli di Adonea; in più, anche per l’anziano grigio, è sempre questione di qualità: basti ricordare che sua sorella Gondola ha già dato alle piste un campione della statura di Nelumbo.
Nell’attuale sconvolto diagramma della Lista d’oro notiamo che, a cominciare da De Sota, il quale ha raggiunto l’apice della sua produzione negli ultimi anni di attività, la gran parte dei nomi dei riproduttori è quella tradizionale. Si affacciano in primo piano soltanto Pharaon, Mighty Ned e Mistero quali annunciatori di un altro ciclo che può dirsi incominciato nel 1950 e che dovrebbe farci segnare altri eccelsi traguardi.
Nel diagramma vi è poi una netta preponderanza dei maschi. E’ ancora Monaca, con il suo 1.18.8, che capeggia il drappello femminile: quindi, in sostanza, dal nostro allevamento non è ancora uscita la “femmina del secolo” ed è questa un’aspirazione che presto o tardi lietamente si avvererà.
Con altrettanta netta preponderanza si registra che i primati sono stati registrati sulla pista di San Siro. E dire che Milano ha sempre offerto ben poche occasioni alla massima classe di misurarsi, in stagione propizia, sulla distanza breve foriera di ogni record. Da ciò si può dedurre che la Lista d’oro potrebbe essere ancora più ricca di dati e di nomi di quanto non lo sia attualmente; e si può auspicare, dato l’imponente progresso di tutto il fronte, che altre piste di sviluppo di un chilometro siano costruite al più presto. In questo campo siamo infatti in arretrato con i tempi e siamo in stato di inferiorità: Svezia e Germania, ad esempio, hanno tutto il loro meccanismo basato su piste di un chilometro e oltre. Oggi i soli ippodromi di Milano e di Torino (questo con attività piuttosto ridotta e modesta) non possono essere sufficienti. Lo squilibrio è evidente: e lo diventa tanto più, quando si pensi che molti dei nostri migliori trottatori, assuefatti all’ampio anello di San Siro, trovano poi molto ostico il percorso ristretto del mezzomiglio: vedi Fourrier, Esedra e Oriolo. Davvero urgono nuove piste, anche per un altro motivo: perché i risultati dell’esperimento d’incrocio franco-americano (operato oggi su larga scala) saranno direttamente proporzionali alla possibilità, per i prodotti di detto incrocio, di avere terreni adeguati su cui distendere la loro azione.
Tecnicamente, dunque, la Lista d’oro attuale ci suggerisce molte considerazioni e ci sprona a proseguire organizzando al meglio ogni settore che può contribuire al successo. I record raggiunti sono veritieri: proprio nessuna compiacenza; li ha voluti una rigorosa progressione dell’allevamento, li hanno voluti la intelligenza e la passione.
Ora però non è il caso di adagiarsi sugli allori; ora, ognuno lo ricordi, dobbiamo compiere ancora un grande passo: poter correre, con i nostri indigeni, alla pari con i trottatori di ogni Paese. Non siamo molto lontani da questa meta: eppure per arrivarvi si dovrà lavorare con dovizia, con la medesima intelligenza, con lo stesso entusiasmo.

Luigi Miari

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-01

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