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Accordo perfetto: Desiderio-Camparuello

Arcoveggio: GRAN PREMIO PARIGLIE (L. 1.000.000)

Domenica 13 maggio
(tempo bello – terreno buono)
(Martino) – Preceduto da racconti che sapevano di leggenda, da rievocazioni di coppie celebri come Elixir Kuser-Red Wilkes o Mirandolino-Dispiacere, anche ai giovani si è offerto lo spettacolo della corsa delle pariglie. L’annuncio della singolare riesumazione non aveva mancato di levitare un notevole ineteresse; lo si poteva constatare subito a prima vista facendo un rapido censimento del pubblico che affollava le tribune: sui vecchi trottofili aveva fatto leva un sentimento venato di nostalgia, sui giovani aveva agito la molla della curiosità. La corsa tuttavia non ha svelato appieno le sue possibilità spettacolari a quanti non la conoscevano che per sentito dire. L’iniziativa dell’Apasi, anzi, ha avuto forse la conseguenza di far apparire questo genere di gara come corsa superata: non nella sua sostanza, indubbiamente pregevole e congeniale anche agli spettatori di oggigiorno, ma piuttosto nello spirito. Per questa volta almeno la realtà è risultata inferiore alle intenzioni non avendo trovato, queste, esca adeguata nell’animo dei possibili partecipanti. Più di una rinuncia si è resa infatti necessaria, e fino all’ultimo momento si è dovuto rimaneggiare il campo approfittando della vaga formula di “corsa ad invito”. Lo stesso Romolo Ossani, un entusiasta prima ancora che uno specialista in materia, aveva tentennato; poi la passione aveva prevalso e la folla gliene era stata grata concedendogli l’applauso di sortita che lo consolidava nel ruolo di favorito. E’ accaduto poi che la macchina, chiamata per la prima volta a far da giudice di partenza in una gara di tal genere, si rifiutasse di prestare i suoi servigi di creatura del ventesimo secolo ad una competizione dal sapore ottocentesco. Ma il banale guasto dell’autostart non ha avuto altra incidenza sull’esito della prova all’infuori di qualche minuto di ritardo, poiché l’avvio dato alla vecchia maniera non doveva portare alcun inconveniente. Senza sbarramento di sorta, né “ali”, né nastri, i quattro concorrenti sono apparsi all’altezza della situazione regolandosi con spirito di cavalleria veramente degno di altri tempi. Appariva subito quanto mai precaria la situazione degli improvvisati binomi Falcone-Garden e Tip Top-Masaccio, ai quali non poteva certo venire in soccorso la qualità individuale per surrogare l’affiatamento; scattavano invece con mirabile comunione d’intenti Desiderio e Camparuello, prendendo di slancio il comando davanti ad Oblio-Vorace non molto lontani dall’accordo. Restavano in lizza dunque i due tandem più attesi, inseguiti di lontano da Tip Top-Masaccio entrati troppo tardi nel giusto ordine d’idee ma ciononostante chiari padroni della situazione per quanto concerneva i compensi minori. Al passaggio Oblio e Vorace si facevano addosso ai battistrada ed il loro efficace incedere all’unisono suscitava l’applauso, ma dopo aver dato l’impressione di poter passare si arenavano all’esterno della pariglia di Jemmi che, portato a termine il primo chilometro in 1.25, sapeva ancora notevolmente aumentare il ritmo così da far registrare sulla retta opposta all’arrivo un bellissimo parziale da 16’’, ripetuto poi lungo la curva finale. Questa velocità sostenuta metteva in crisi Vorace che perdeva il passo ai trecento conclusivi, e Jemmi aveva corsa vinta senza bisogno di richiedere il massimo sforzo ai suoi cavalli che ottenevano così il massimo premio in virtù di un accordo tanto mirabile da farli sembrare fratelli siamesi.
Per il vecchio Camparuello, giunto ormai agli sgoccioli della carriera dopo centinaia di battaglie sostenute qui all’Arcoveggio, e per Desiderio, plasmato a sua perfetta somiglianza e chiaramente avviato a seguirne le orme, veniva finalmente il momento di compiere un giro d’onore; e l’anziano ma sempre valido Paolino Jemmi, nel ricevere congratulazioni e medaglie d’oro, salutando con volto raggiante sembrava voler dire: “Ecco i miei gioielli…”. E nella circostanza avrebbe avuto anche ragione di lasciarsi trasportare un tantino al di là del vero, visto il risultato ottimo sia sotto il profilo pratico sia sotto quello estetico.
Da “Trotto italiano” – Anno XI – N. 39 – Martedì 15 maggio 1956

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-10

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