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Bayard ha ceduto lo scettro ad Oriolo

Oriolo ha detronizzato Bayard. Per la prima volta il trotto nazionale ha varcato la soglia proibita dell’1.18: la mèta lungamente agognata del Gran Premio della Fiera si è unita ad una più alta e più gloriosa conquista.
L’1.17.7 di Oriolo rappresenta l’ultima tappa di una lunga evoluzione, ultima in senso cronologico ché il nuovo balzo apre altri orizzonti e vuol essere inteso non come punto limite ma come sprone ed incitamento per l’avvenire.
La storia del primato assoluto italiano che vi sottoponiamo, risale al finire dell’ottocento ed i dati relativi sono dovuti alla paziente ed amorosa ricerca dell’avv. Alberto Moroni. Dalle pagine dei vecchi annuari riemergono gli antichi nomi per ammonirci sul cammino compiuto. Don Chisciotte e Berta sono gli antesignani del periodo delle origini, nel segno tipico del “roadster” e delle buone cavalle friulane. Conte Rosso ci riporta ad Elwood Medium; dal senatore Breda al barone Roggieri ritornano i nomi degli antichi pionieri, con Arlecchino ci viene incontro l’eterno femminino di Lady Hambletonian prima espressione della forza tuttora viva e moderna delle “signore del trotto”. Il fenomenale Arlecchino di Lady Hambletonian che nel giugno del 1904 trotta alla strepitosa velocità di 1.23.2 non è più alla luce dell’epoca attuale, l’eccezione che fa gridare al miracolo, ma il cavallo che nella sua epoca segna la strada dell’avvenire ed indica all’allevamento indigeno le mete future. Superare il limite di Arlecchino risulterà una impresa ardua e faticosa ma dopo dodici anni Piron, con il suo 1.22.9 riuscirà nell’intento. Ed il cammino prosegue, sempre più bello e più difficile: rosicchiando lentamente decimi di secondo giungeremo nel 1922 all’1.21.2 di Ama B., poi, dopo una sosta di ben tredici anni, toccheremo e varcheremo con Aulo Gellio la porta d’oro dell’1.20. E siamo ormai al periodo delle grandi importazioni americane, all’avvento delle Budrie ed alle imprese dei campioni del conte Orsi Mangelli: il 18.5 di Filibustiere, il 18.2 di Inverno.
Con il limite di Inverno l’evoluzione sembra arrestarsi, segnare il passo, fissare un’epoca. Sarà la guerra, sarà la ripresa: Mistero, cavallo “nazionale” segnerà nuovamente la strada ma il limite di Inverno resiste ad ogni assalto. Finché nel maggio del 1951, dopo nove anni di attesa, sarà proprio un figlio di Mistero, Bayard, quasi ad eternare i motivi ideali del nostro risveglio, a detronizzare Inverno per un solo decimo di secondo.
Sono passati solo quattro anni ed anche il record di Bayard è crollato. Il vecchio campione cede al giovane Oriolo lo scettro del primato, sceso ad 1.17.7 e per di più conquistato con il crisma splendido della vittoria e sulla distanza di 2100 metri.
Registriamo il fatto con immenso orgoglio. Il trotto non sosta, il cammino ascensionale prosegue. Rileggendo l’elenco del primato assoluto italiano, dai nomi romantici di Don Chisciotte e Berta alla realtà nuova di Oriolo, anche una punta di commozione è giustificata.
Ugo Berti

Da “Trotto Italiano”, 30 aprile 1955


Pubblicato sul sito in data: 2009-11-24

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