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Grossi “handicaps” come ai vecchi tempi

Per rendere più avvincenti i programmi e per meglio utilizzare il materiale sulle nostre piste

Lo scorso aprile, parlando all’assemblea generale dell’E.N.C.A.T., l’ingegner Carena ha toccato il tasto dei soggetti importati e, leggendo fra le righe della sua relazione, si può arguire che l’Ente intenda limitare queste importazioni, indirizzando i propri associati verso l’acquisto di soggetti altamente qualificati e, parimenti, intenda gradatamente eliminare, chiudendo loro i programmi, quei soggetti che non si possono davvero definire free for all.
Si tratta di un principio programmatico che non si può assolutamente discutere, perché è ovvio che si importino soggetti capaci di migliorare non solo il livello tecnico e spettacolare delle nostre corse ma anche, e soprattutto, il livello qualitativo del nostro allevamento. C’è, però, una considerazione che, a nostro giudizio, deve essere fatta. Lo scorso anno, come ha sottolineato l’ing. Carena, hanno corso in Italia 58 soggetti importati, che pensiamo siano tuttora in grado di correre e che aumenteranno certamente di numero a seguito delle recenti massicce importazioni. Di questi 58 cavalli, una piccola percentuale è in grado di ergersi a protagonista delle corse classiche a carattere internazionale; gli altri possono essere semplicemente dei comprimari. Però riteniamo che non li si possano escludere di punto in bianco dalle corse, per cui i provvedimenti restrittivi auspicati dall’E.N.C.A.T. dovrebbero essere attuati a partire, diciamo, dal prossimo anno: ma, intanto, per questi cavalli, che ci sono e possono correre, un programma lo si dovrà pur fare.
E qui ci sorge spontaneo il suggerimento di tornare a quei grossi handicaps di successo spettacolare assicurato, quegli handicaps nei quali, ai tempi belli della nostra gioventù, soggetti come Tara, Mary Sunshine, Muscletone e compagnia bella rendevano gli ottanta ed i cento metri. Lasciando, dunque, i free for all per le grandi corse internazionali, cerchiamo di programmare handicaps nei quali, con un intelligente dosaggio dei nastri, si possano vedere cavalli come Nimble Boy, Castleton Belle, Fashion Freight, Meadow Janice, Marengo Hanover, Rodney Hill, Intent Way, Sure Mix, Bernadet Hanover, Patricia Blaze, Sanders Hanover, Smart Rodney, Thereslis Dés ed altri che sarebbe inutile ricordare, perché dovremmo fare i nomi di circa una cinquantina di quei cinquantotto cavalli che hanno corso in Italia nella passata stagione.
Questi cavalli che abbiamo nominato sono sicuramente “periziabili” e riteniamo che sia assai più avvincente vederli lottare a resa di metri che non vederli impegnati in quelle corse alla pari che, ripetendosi con eccessiva frequenza e con poca varietà di temi, finiscono per essere stucchevoli e poco producenti agli effetti del gioco. Senza contare poi che in questi grossi handicaps (e sotto questo punto di vista il galoppo potrebbe dare qualche utile insegnamento) potrebbero anche correre indigeni di ottima levatura che nelle corse internazionali od in quelle a formula classicheggiante si vedono troppo sovente sbarrata la strada del successo.
Soggetti come Sailer, Van Dyck, Graianella, Gladio, Impeto, Pasternak, Fiesse, Honos, Valpiana, Meriggio, Zigrino, Tibrizio, Poerio, Barbablù, Beethoven, Ecumene e tanti altri potrebbero trovare nel grosso handicap un programma che non sempre oggi trovano.
Prendendo come base la distanza del doppio chilometro, si potrebbero allestire degli handicaps con allo start i soggetti da 1’22”, a venti metri quelli da 1’21” e frazioni, a quaranta metri i soggetti da 1’20” 5/10 o poco meno, a sessanta i cavalli da 1’19” 5/10, con i migliori ad ottanta e cento metri. Ed in linea puramente teorica un cavallo capace di trottare il doppio chilometro da uno e diciotto potrebbe benissimo trovarsi a lottare con i soggetti ai quali rende sino a cento metri.
Si potrà obiettare che non molti degli americani esclusi dalla primissima serie possono attingere questa velocità e che, parimenti, non sono molti gli indigeni capaci di esprimersi su questi ritmi: però è sufficiente consultare la “lista d’oro” per accorgersi che questi soggetti esistono.
Ovviamente, ad un certo momento sarà anche necessaria una classificazione degli ippodromi, perché è chiaro che corse realizzabili con una certa facilità a Milano oppure a Roma non lo sarebbero a Palermo o a Trieste, per cui pensiamo che sarebbe opportuno effettuare anche uno studio sui programmi e più precisamente sulla opportunità di varare un calendario a carattere nazionale o non piuttosto un calendario a carattere regionale. Personalmente siamo convinti che sulle piste delle grandi metropoli si dovrebbe arrivare a programmi imperniati, oltre che sulle corse classiche (per queste sì che occorre un rigoroso, e magari anche limitativo, calendario nazionale), su corse ad invito, grossi handicaps e corse di classe ad alto livello, lasciando corse a vendere, condizionate e corse di classe a livello inferiore per altre piazze.
Abbiamo espresso delle idee a carattere personale; altri quasi certamente non le condivideranno, però potrebbero fornire argomento di discussione e, quando si discute fra persone di competenza e di sicura passione, qualcosa di buono per l’ippica può sempre scaturire.
Gian Piero Ginepro

Da “La Frusta” – Anno I, n. 1, maggio 1968

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Sono passati oltre quarant’anni dalla stesura di questo articolo ma, fatte le debite proporzioni in relazione ai tempi, che sono inevitabilmente cambiati, notate quanti argomenti ancora attualissimi (e non risolti, purtroppo…) vengono trattati.


Pubblicato sul sito in data: 2009-12-17

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