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Il mezzo secolo che cambio' l'ippica a Firenze

La società fiorentina corse cavalli ed i suoi uomini

Di Antonio Berti
La dispensa di oggi, domenica 26 marzo 2006, conclude il primo ciclo delle nostre pubblicazioni sul trotto fiorentino che ebbe inizio nel giugno del 2005. Un intero anno di corse sul nostro vecchio, caro ippodromo delle Mulina accompagnato da una serie di pubblicazioni che hanno fatto una piccola storia del trotto nella nostra città attraverso i personaggi, guidatori e proprietari, le scuderie più importanti e, naturalmente, i cavalli che hanno reso famoso il trotto fiorentino nel mondo. Ma non potevamo concludere questo primo ciclo, il secondo inizierà nel giugno prossimo, senza parlare della Società Fiorentina Corse Cavalli e dei suoi uomini ai quali va il grazie di tutti gli appassionati e tutto il merito per la grande opera svolta in oltre mezzo secolo di attività, dalla fine degli anni ’30, quando riprese il trotto alle Mulina, dopo un periodo di fermo, al 1992, ultimo anno di attività del sodalizio fiorentino per quanto riguarda il “governo” degli ippodromi delle Cascine. Dal 1993, infatti, la gestione degli ippodromi fiorentini passò alla Villa Glori Agnano e, successivamente, a Ippodromi & Città. Ma questa è attualità e a noi, in questa sede, interessa solo la storia e, in particolare, quella che va dal 1939 al 1992.
E bisogna aggiungere che ricordare l’opera svolta dalla Società Fiorentina Corse Cavalli per l’ippica del capoluogo toscano significa ricordare Giuseppe Camarrone, direttore storico del sodalizio fiorentino, un uomo che, dopo una prima esperienza con l’ambiente toscano nel biennio precedente la seconda guerra mondiale, tornò a Firenze nell’immediato dopoguerra e in circa 40 anni di “governo” fu capace di costruire due ippodromi nuovi di zecca e, va detto, senza dare nell’occhio, quindi senza suscitare gelosie da parte della concorrenza, riuscì a portare il trotto toscano ai vertici nazionali costruendo il tutto con pazienza, “mattone” su “mattone”.
Giuseppe Camarrone, classe 1904, si era formato a Milano alla scuola di Mario Locatelli, grande artefice delle fortune dell’ippica milanese. Dopo il primo periodo fiorentino, negli anni 39-40, nei quali valorizzò l Premio Firenze e il Premio Toscana, “Gastone”, come lo chiamavano gli amici, tornò a Firenze alla fine della guerra, nel 1945, e questa volta si stabilì definitivamente nel capoluogo toscano. E la situazione che subito si presentò al giovane funzionario milanese, ma di origine siciliana, era tutt’altro che facile. Infatti, dell’antico ippodromo del Visarno, gli americani della V Armata del generale Clark ne avevano fatto una base per gli alianti mentre gli inglesi della VIII Armata del generale Harold Alexander avevano utilizzato le Mulina come deposito di carri armati. C’era quindi molto da lavorare, e subito, ma già alla fine del 1945 alle Mulina si tornò a correre. Nel 1946 l’attività ritornò in pieno e nel biennio successivo, al “Firenze”, riservato ai 4 anni, e al “Toscana”, per gli anziani indigeni sulla lunga distanza, si aggiunsero il “Duomo”, internazionale sul miglio, “l’Etruria”, per i 3 anni, che si chiamava allora premio di Ottobre, il Premio D’Autunno, l’attuale Ponte Vecchio, altro internazionale sulla distanza, e il Cupolone riservato ai 2 anni. Tutti appuntamenti che faranno parte integrante della storia del trotto italiano nella seconda metà del secolo scorso. Fatto un calendario di gran premi degno di un grande ippodromo e constatato il gradimento del pubblico per le corse al trotto, agli inizi degli anni ’50, Camarrone si cominciò a porre il problema di migliorare l’ippodromo, o meglio di rifare l’ippodromo. Le Mulina, infatti, avevano una pista formidabile, veloce, disegnata con grande capacità e lungimiranza dall’Ing. Guglielmo Vestrini nel 1890, ma le strutture dell’ippodromo erano, si, eleganti, di buon gusto, ma incapaci ad accogliere la grande folla. E allora “Gastone”, facendo bene i conti, cominciò a far metter mano ai mattoni nel 1953 con la costruzione del nuovo ingresso, tutt’ora esistente, e della palazzina della segreteria, l’attuale sede della direzione della Società. Poi, nel 1956, la messa in opera dell’impianto di illuminazione e la costruzione di un primo pezzo della grande tribuna. I lavori furono completati nel 1959 e nel 1960 ci fu l’inaugurazione ufficiale dell’ippodromo e fu una festa per Firenze tutta con l’indimenticabile corsa dei fiaccherai e l’esibizione delle “bighe” romane che avevano dato spettacolo nel film Ben-Hur. Ma la prima grande soddisfazione, dal punto di vista tecnico e spettacolare, che ben battezzò i nuovi impianti, fu certamente l’impresa di Tornese nel 1958 quando il sauro del Portichetto, con la guida di Sergio Brighenti, si impose nel Duomo alla media di 1.15.7, velocità mai raggiunta da un indigeno sulle nostre piste, ma, se la memoria non ci tradisce, neppure da un americano, naturalmente sulle piste di casa nostra. Questo evento proiettò Firenze ai vertici del trotto europeo e la pista delle Mulina fu battezzata la pista dei record. E da allora Firenze divenne meta ambita per tutti. Nel 1966 l’alluvione dette un brutto colpo all’ippodromo fiorentino con tanti cavalli morti e le strutture danneggiate. Ma Camarrone non si perse d’animo, anzi. Rimesso a posto l’ippodromo del trotto in poche settimane, lavorando lui stesso al recupero di tanto materiale cartaceo danneggiato dal fango, il Nostro dette il via al nuovo ippodromo del Visarno, un impianto bellissimo interamente completato nel 1968. Ecco i meriti di Giuseppe Camarrone che con calma, senza colpi di teatro, ma lavorando intensamente, senza farsi notare, riuscì a portare l’ippica fiorentina ai livelli degni di una grande città come Firenze. Camarrone era un galoppista, ma era anche un uomo intelligente e capì al volo l’importanza del trotto nella nostra regione ed agì di conseguenza. E in questo, va detto, fu anche aiutato anche dagli eventi, dalle grandi personalità del trotto nella nostra regione, dagli allevamenti che sorgevano in ogni dove e in particolare dalla nascita dell’impianto della Scuderia Kyra che servì da catalizzatore allo sviluppo del trotto fiorentino. Camarrone rimase alla direzione, anche con il ruolo di amministratore delegato, fino agli inizi degli anni ’80 quando andò in pensione e fu sostituito da Vanni Parenti. Il nuovo direttore ebbe il merito di trasformare il Duomo in una corsa, come il Lotteria, in batterie e finali, dando grande respiro internazionale a questa classica della velocità delle Mulina. Il Duomo, grazie a Parenti, diventò un avvenimento di spicco anche per la città di Firenze e fu inserito nel grande circuito internazionale e la sua fama raggiunse l’apice quando fu celebrato il gemellaggio fra l’ippodromo fiorentino e lo Yonkers, l’ippodromo di New York nel quale si correva l’International Trot dopo la chiusura del Roosevelt e, grazie a ciò, i vincitori del Duomo erano invitati d’obbligo all’International Trot. Parenti rimase in carica fino al 1991, poi dal 1993 gli ippodromi fiorentini passarono in gestione alla Villa Glori Agnano.
Oltre a Camarrone, è doveroso ricordare anche i presidenti della Fiorentina Corse Cavalli, naturalmente solo per quel periodo che abbiamo preso in esame. Il presidente del ritorno del Trotto a Firenze, fu il Conte Leone Guicciardini a cui seguì, per oltre un ventennio il Principe Neri Corsini. Agli inizi degli anni ‘70 ancora Leone Guicciardini, presidente della società fino agli inizi degli anni 80 quando all’importante carica fu chiamato Emilio Pucci, noto stiliste ed eroe della seconda guerra mondiale.
E non si può concludere questa carrellata di quel periodo senza ricordare Guido Taddei. Toscano di nascita, ma di formazione milanese, anche lui alla scuola di Mario Locatelli, Guido fu il creatore del settore tecnico della Società Fiorentina ruolo che mantenne fino alla scomparsa, avvenuta prematuramente nel 1972.

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-03

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