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Il successo si chiama TRIS

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In occasione del Gran Premio Lotteria di Agnano, per diversi decenni, fu pubblicata, a cura di Enrico Marcucci, una rivista che celebrava l’evento dal titolo “Ippodromo di Agnano – Gran Premio Lotteria”. Tanti i temi che venivano toccati in questa pubblicazione annuale, che prevedeva anche edizioni in francese, inglese e tedesco per la sua parte turistica, ovvero dove si raccontavano i luoghi più belli di Napoli e dintorni degni di essere visitati dai turisti che avrebbero abbinato la partecipazione al grande evento ippico con una vacanza di qualche giorno in terra campana. Molte le firme importanti che hanno partecipato a questo sforzo della società di Napoli, tra cui ricordiamo Beppe Berti, Alberto Giubilo, Giorgio Martinelli (autore anche del famoso libro “Tornese cavallo leggendario”), Luigi Miari, Adelmo Pieri, Elvio Rossi, Vincenzo Sebastiani e tanti altri. Qui di seguito riportiamo un articolo pubblicato sul numero XX della rivista, nel 1969, di Aldo Giannoli, che, accompagnato da alcune considerazioni anche colorite sulle doti di intenditori ippici dei napoletani, fa un piccolo bilancio sulla corsa Tris, nata nel 1958 e poi del tutto rinnovata nel luglio del 1965.
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“Undici anni sono trascorsi dal 20 febbraio 1958 allorché venne disputata la prima corsa abbinata ad una Tris. Da quel giorno ben 544 volte la scommessa del venerdì ha dato gioie e dolori al pubblico degli affezionati partecipanti al gioco, che è andato nel contempo aumentando in proporzione algebrica. Si cominciò infatti con un movimento complessivo di due milioni circa e si è giunti a cifre medie superiori ai 90 milioni. Si partì con competizioni di nessuna importanza tecnica e spettacolare e si è arrivati alla tris abbinata al Derby di galoppo e di trotto e al Gran Premio di Merano.
L’idea originaria della tris non è un’invenzione, ma è derivata dal ‘Tiercé’ francese, un tipo di scommessa molto popolare oltre Alpe quanto e forse più del nostro Totocalcio, strutturato però in maniera diversa, con il gioco suddiviso in carature, e con possibilità di effettuare le puntate ad ogni angolo di strada, su banchetti volanti o nelle tabaccherie.
In Italia le prime tris furono abbinate a gare libere, a scelta della Società di corse, in giorni diversi, senza programma organico e con moneta modesta. In tal modo si andò avanti per circa sette anni, sino a che l’Unire non pensò di ristrutturare la scommessa, dandogli maggior vigore e maggiore importanza con alcuni indovinati accorgimenti; soprattutto decidendo di farla disputare il venerdì, giornata nella quale per lunga consuetudine tutti gli ippodromi italiani riposavano.
A ridar vita alla Tris, comunque, è valsa la nuova formula tecnica di handicap ad inviti e la cospicua dotazione, che ha richiamato i soggetti di buona qualità, sia nel trotto che nel galoppo.
Da quel momento la Tris ha iniziato il suo fortunato viaggio verso i cento milioni di movimento globale, allargando via via il suo campo di azione, divenendo sempre più popolare nei confronti del pubblico, in questo naturalmente aiutata dalla Televisione che, sentito l’umore della massa degli spettatori, continua a dedicarle alcune trasmissioni.
Negli ultimi due anni, poi, la Tris ha seguito le sorti fortunate dell’ippica tutta in campo nazionale. Anche la scommessa settimanale cioè ha risentito del ‘boom’ delle corse dei cavalli, per cui il volume di gioco ha subìto un notevole e certo non definitivo aumento superando la quota di sessanta milioni, per avvicinarsi ai 90.
L’indice statistico ha sfiorato questa cifra, per la prima volta proprio in una tris napoletana, quella del 29 dicembre 1967, vinta da Rieti davanti a Niro e a Tolluek, nel quale il volume di gioco toccò 89 milioni 480.600 lire. Poi il diagramma salì ancora, per raggiungere la cifra di 94.129.800 della tris romana del 23 febbraio, mentre quindici giorni dopo era ancora Napoli a mettersi in evidenza con 92 milioni 126.400.
Il record romano è stato poi una prima volta superato dalla tris numero 516 disputatasi a San Siro che ha toccato i 94.589.000 ed una seconda volta, sempre a Milano, ai primi di quest’anno con il record assoluto (perlomeno sino ad oggi) di 96.123.600. Recente, solo del 7 marzo è il record della pista napoletana con i suoi 94.603.000.
La media, per contro, negli ultimi tempi ha oscillato tra i 75 e gli 85 milioni con punta minima registrata nel concorso tris straordinario abbinato nel Gran Premio Merano, il cui movimento complessivo fu di 52.405.800. Il record della quota unitaria rimane quello famoso del lontano 11 settembre 1958 in cui il fortunato vincitore incassò 6 milioni 254.674 lire: quasi altrettanto sostanziosa fu quella registrata più recentemente a Tor di Valle in occasione della tris straordinaria abbinata al Derby del trotto, che ha toccato i 5.616.885.
Roma invero non è nuova a colpi del genere ed oltre ad un’altra tris cinque volte milionaria, anche recentemente ha toccato limiti di poco sopra o sotto al milione.
Uguale fortuna non può dirsi abbia avuto sino ad oggi Napoli che, al contrario – salvo il caso eccezionalissimo del già citato 7 marzo coi suoi 2 milioni e rotti – ha dovuto accontentarsi di quote popolari.
Le quote basse per altro canto, sono in diretto rapporto con l’alto numero di giocatori che hanno previsto esattamente l’ordine d’arrivo. Di qui deriva la conseguenza logica che i napoletani, tra gli appassionati di ippica italiana, sono i più bravi, quelli cioè che sanno valutare più esattamente la forma, la condizione e le possibilità dei concorrenti in gara.
Questa fama peraltro è da tempo diffusa in tutto il Paese e ci sono molte prove che non è affatto usurpata, ma poggia su solide basi. Molto dipenderà, certo, da quel sentimento affettivo che da secoli lega i Campani al nobile animale, il quale nell’antichità fu anche l’emblema araldico della città.
Ma a parte ogni legame sentimentale, a parte la competenza dei napoletani nella scienza ippica nella esatta valutazione delle ‘performances’, dei ‘tempi’, dei ‘pesi’ e dei ‘distacchi’, sembra proprio che intorno al capo di ogni giocatore della Città del sole e del mare, aleggi l’arcano, misterioso fluido delle influenze benefiche e malefiche, della magia, della chiromanzia, dell’astrologia e di tutte le altre scienze dell’ultrasensorio e del divinatorio. Sembra quasi di vedere vicino al giornale tecnico delle corse, zeppo di dati e di previsioni, il libro della ‘smorfia’, onnipresente e consultatissimo.
Forse, solo questo famoso testo potrà spiegare poi ai profondi conoscitori della materia, abitanti di Forcella o della Vicaria, il vero astruso significato per esempio di quel numero uno, che per ben otto volte appare nelle combinazioni delle ultime sedici tris disputate ad Agnano, quel numero uno che i più approfonditi studi della ‘cabala’ dei sogni, traducono variamente in ‘Dono’ – per colui che l’ha azzeccato – in ‘Belva che fugge’ – per lo sfortunato giocatore – o ancora per ‘Chiacchiera che corre’ – per chi ha avuto l’informazione buona dall’amico del nipote del portiere dell’uomo di scuderia e non vi ha creduto”.
ALDO GIANNOLI


Pubblicato sul sito in data: 2011-05-16

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