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L’esplosivo Tranquillo di Ponte Taro

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Un ippodromo costruito con inenarrabili sacrifici – Iniziative propagandistiche: dalle corse per amazzoni agli ospiti illustri – L’ansiosa attesa di un riconoscimento

Lo chiamano Tranquillo, ma il suo vero nome è Guerrino Pizzarelli. La sua vita forse sarebbe tutta da raccontare e sarebbe certo piaciuta a uno scrittore “western”: perché Tranquillo sarebbe vissuto benissimo all’epoca dei pionieri, avrebbe ucciso migliaia di indiani, sarebbe stato certo un cavaliere del “Pony Express”, forse, con un po’ di fortuna, avrebbe trovato per primo quella pepita d’oro che, rinvenuta nel 1848 da James Marshall, diede il via alla frenetica corsa all’oro in California.
L’accostamento col gusto western non è del tutto fantasioso perché, pur vivendo vicino alla pacifica Parma, il simpatico personaggio avverte oscuramente il fascino di quel mondo lontano. E’ certo comunque che doveva nascere in Arizona o nel Colorado, piuttosto che nella ben poco selvaggia Emilia e tuttavia dei veri emiliani ha lo spirito di iniziativa quasi avventuroso, l’amore per il rischio, la passione sanguigna per le cose preferite.
I suoi grandi amori sono i cavalli e il suo ippodromo, quell’ippodromo ormai popolare che sorge a Ponte Taro, quasi sulla riva del fiume e che praticamente ha costruito con le sue mani, facendosi forte soltanto di una volontà e di una passione che supera ogni sacrificio.
Abbigliato abitualmente come i più famosi sceriffi del West, con tanto di stivaletti, di fiocchetto al collo e di “Stetson” nero sul capo, organizza da anni le sue riunioni di corse combattendo solitario una dura battaglia: una battaglia forse meno pericolosa ma certo più dura di quando comandava un gruppo di “maquis” durante la guerra in Francia. Deve provvedere a tutto: agli ingressi e alla sistemazione degli spettatori, alla distribuzione dei cavalli nelle varie corse (con proprietari raramente malleabili), deve badare all’ordine nelle scuderie, deve guidare l’autostart (che pure ha costruito con le sue mani), deve condurre l’automezzo per spianare la pista, deve tenere calmi – lui così esplosivo – gli spiriti infiammabili dei concorrenti.
Ora ha anche unito all’Ippodromo Tranquillo il Ristorante Tranquillo, dove pare si sia assunto non piccole incombenze, da quella di “chef” di cucina, a quella di “maitre”. Perché anche il ristorante, dice Tranquillo, deve funzionare bene, cioè deve dar da mangiare bene agli ospiti, cioè deve far parte di quei motivi di conforto che sono necessari al buon funzionamento di un ippodromo. E questo è l’aspetto più sorprendente e lodevole del mancato sceriffo: il quale, senza aver troppo studiato, senza avere particolare esperienza nel campo, senza aver visitato gli ippodromi stranieri, ha capito da solo che non basta organizzare le corse ma bisogna accogliere bene lo spettatore e bisogna offrirgli uno spettacolo variato, divertente, completo. Così ha organizzato corse per amazzoni, ha invitato per esibizioni o premiazioni ospiti illustri (dirigenti dell’ippica o guidatori famosi, quali Orlando Zamboni, Romolo Ossani ecc), ha organizzato sfilate precedute da cavallerizzi e amazzoni; insomma le ha studiate un po’ tutte, spesso precedendo nelle iniziative le grandi società ippiche.
Ora spera di ottenere almeno un paio di giornate riconosciute: dice che gli basterebbero. Non è molto quello che chiede, come non è molto quello che chiedono gli altri ippodromi di provincia. Sarebbe un vero peccato, sarebbe anzi colpevole non approvare tali esperimenti, non esaudire tali richieste perché qui, più che altrove, la passione è estremamente lontana dalla speculazione.
Tranquillo è tranquillo, ma è chiaro che, per incitarlo a persistere nella sua battaglia bisognerà pure che qualcuno gli dia una mano.
Il reporter

Da “La Frusta”, Anno I, n. 7, novembre-dicembre

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-25

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