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LA BELLA FAVOLA DI EMPIRE

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Fra le vecchie riviste che tanto ci intrigano, questa volta abbiamo trovato un numero di Derby dell’ottobre 1953 nel quale ci ha colpito un articolo di Ugo Berti, grande giornalista, direttore e fondatore di “Trotto Italiano” nel 1946 e poi “inventore” di “Trotto-Sportsman” nel 1965, di cui fu direttore fino al 1993. Circa mezzo secolo speso al servizio dell’ippica, e con grande merito.
L’articolo di cui sopra, che è intitolato: “Empire: destino di un nome” è una bella storia, quasi una favola, che coinvolge personaggi importanti del nostro ambiente, ne descrive le emozioni e le attese, le delusioni e poi l’entusiasmo, ma è soprattutto la storia di un cavallo che da puledro, gracile e malaticcio “come certi ragazzini pallidi – scriveva Ugo Berti – che al primo colpo d’aria si mettono a letto con la bronchite e appena convalescenti trovano modo di buscarsi qualche altro malanno e non hai mai pace fra medicine e dottori”. Ma, per inquadrare bene il tutto, vanno ricordati i personaggi che sono la famiglia Nogara e in particolare Peppino Nogara, grande appassionato, grande gentleman, nel vero senso della parola, grande proprietario, grande allevatore e gran signore. Questo dovevamo dirlo. Peppino, nell’immediato dopoguerra, dette vita alla scuderia e all’allevamento Valsassina, siamo in Lombardia nella zona di Melzo, ed Empire, appunto, nato nel 1950, fu uno dei primi prodotti. Un cavallo dalla genealogia eccellente, per essere figlio del mangelliano Landolfo, uno dei migliori prodotti usciti dalle Budrie, e dell’ardente Giunone. Un tipo particolare, però, questo Empire, perché, come detto, la salute era un po’ cagionevole, ma quando stava bene, i fastidi andava anche a cercarseli facendosi male nel box o in paddock. Insomma, un benedetto cavallo, amato, però, da tutta la famiglia Nogara. Allora, per rafforzarlo fisicamente, come facevano gli allenatori inglesi nel XIX secolo, si pensò, insieme al compagno di prati Erold, di mandarlo a svernare in Maremma e, all’inizio del 1952, fu scelta Follonica, dove, scrive Berti: <…esiste un piccolo ippodromo che sente il dolce respiro del mare>. Oggi, quell’ippodromo, è diventato il più grande d’Italia e la dolce aria di mare è sempre lì. E proprio quell’aria balsamica, quell’aria della Maremma toscana, in pochi mesi, trasformò il brutto anatroccolo in uno splendido cigno. Rafforzato nel fisico, Empire, tornato in Lombardia, fu giudicato in grado di affrontare la carriera agonistica e, come tutti i cavalli di Nogara, a quei tempi, fu affidato a Sergio Brighenti, che ne rimase entusiasta. Si attese l’autunno e il 9 ottobre del 1952, presenti Peppino Nogara e il papà, comm. Bernardino, Empire corse e vinse facile. Poi riposo fino ai 3 anni, quindi, a gennaio, il rientro, ma il cavallo sbagliò. Successivamente, però, il Nostro si esibì in un filotto di sei successi consecutivi che ne fecero il favorito del Nazionale. Ma il carattere lo tradì ed un errore lo estromise dalla corsa, che fu vinta da Esedra, che Empire aveva già battuto in una delle sue precedenti vittorie. Ancora una vittoria il 25 aprile a Milano, poi un nuovo stop nel bolognese Italia vinto da Zima. Il primo gran premio, finalmente, arriva il 24 maggio alle Mulina, con il successo nel Firenze, seguito da una vittoria a San Siro il 16 giugno. Il 29 giugno, però, nel Derby, passato ai colori della Scuderia Castelverde, sempre con la guida di Brighenti, nuova sconfitta. Ma qualcosa stava cambiando, in meglio naturalmente. Dopo una vittoria a Milano ed un secondo a Roma, nel Premio Augusto, Empire, il 23 agosto 1953, si presenta a Montecatini nel Premio Comune di Montecatini Terme, oggi la classica Terme di Montecatini, e fa un canter precedendo il vincitore del Derby Nelumbo. Insomma, la Toscana per le “vacanze” a Follonica, per la vittoria nel Firenze e per quella a Montecatini portò fortuna ad Empire. Da quel primo piano al Sesana, infatti, nel 1953 Empire non conobbe più sconfitte inanellando tutta una serie di grandi successi: il 27 settembre a Bologna dominio nel Continentale, allora riservato ai 3 e ai 4 anni, il 4 ottobre a Padova facile affermazione nell’Elwood Medium, altro netto risalto a Napoli, il 25 ottobre, nel Capodimonte, poi un successo a Milano il 22 novembre e annata conclusa il 20 dicembre 1953, trionfando nel premio d’Inverno, facendo vittime illustri, tra cui Nelumbo ma, soprattutto, il francese Feu Follet X che poco più di un mese dopo avrebbe vinto il Prix d’Amérique. Il puledro gracile e delicato, era diventato un leone. E così conclude Ugo Berti: “Come i bambini…tanto più amati quanto più ci fecero disperare e soffrire, quanto più tememmo di perderli, tanto più cari se furono un poco i piccoli, gracili Nemecsek fra i ragazzi della nostra via Pal”.
ANTONIO BERTI



Empire e il Terme 1953

Pubblicato sul sito in data: 2011-07-18

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