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Non è stata una passeggiata

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In occasione della Lotteria, proponiamo un bellissimo articolo di Ugo Berti tratto da “Trotto Italiano” del 15 aprile 1958 e scritto il giorno dopo la Lotteria di quell’anno e in cui Tornese vinse per la seconda volta la classica napoletana (aveva già vinto nel 1957 e vincerà ancora, a 10 anni, nel 1962) al termine di una lotta furibonda con Orco e “Cencio” Ossani. L’impresa di Tornese, tutt’altro che facile, dà lo spunto all’avvocato Berti per una considerazione sulla grande kermesse napoletana, mai scontata e che dà un’aureola di classe superiore a chi sa conquistare il successo, e su quello che devono essere le corse dei cavalli: “ciò che piace è la lotta, il vedere affermare la (…) superiorità ma a prezzo di uno sforza generoso e impegnativo”. Insomma, lo spettacolo viene da un combattimento vero, che possa sancire senza ombra di dubbio chi è il migliore, un concetto che ai giorni nostri si è decisamente perso, con troppe corse e troppo scontate. La diminuzione delle corse sembra che stia invertendo la tendenza negativa che per troppo tempo è andata avanti, speriamo di riuscire a tornare a poter godere di spettacoli quali, sicuramente, sono stati le corse come il Lotteria 1958…
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“(Servizio del nostro direttore) – Tornese ha vinto la Lotteria, e sembrerebbe di enunciare la cosa più naturale del mondo soprattutto se si aggiunge a mo’ di corollario che Crevalcore ha sbagliato in partenza. Ma gli assenti si disingannino subito. Non è stata la salutare passeggiata alla quale il sauro ci aveva abituato alle sue ultime esibizioni. La Lotteria non è una corsa che si vinca scherzando. C’è tutto un passato che fa testo in materia e che il presente ha ancora una volta confermato. Di arte e di arte sopraffina. Tornese ne ha dovuta mettere tanta in questa sua ‘produzione’ che resta fra le più belle alle quali abbiamo avuto la fortuna di assistere. Le immagini dei cavalli intangibili che fanno il vuoto intorno a sé, che nulla concedono all’imprevisto, che partono in testa e arrivano in testa lasciando gli avversari ad arrancare alle spalle, saranno sublimi ma suonano come i pezzi di virtuosismo di un concertista da camera per apprezzare i quali ci vogliono orecchie privilegiate ed esperte. E un Tornese che avesse vinto con questo stile (il che poteva essere pure plausibilissimo) ci avrebbe probabilmente lasciati assai freddi e non ci troverebbe così pronti ad esaltarne l’impresa. Nei cavalli ciò che piace è la lotta, il vedere affermare la loro superiorità ma al prezzo di uno sforzo generoso e impegnativo. Ciò crea un rapporto umano, una carica emotiva, un collegamento fra pista e tribune. E ciò rientra nella tradizione della Lotteria che ha sempre fatto breccia nel cuore della folla e che anche nella occasione attuale non ha smentito le sue prerogative.
Si è detto e scritto con giusta ragione che questa corsa vive in un clima speciale. Succede sempre qualcosa di importante, magari il caso di un cavallo che senta profondamente l’impegno (non si tratta di esseri amorfi) e che profonda nella lizza il meglio di se stesso. Capita così che per un Crevalcore ritardato in partenza spunti sulla strada di Tornese un Orco… famelico di gloria e di milioni decisissimo a vender cara la pelle e a lottare sino all’ultima stilla. E’ un caso che già si verificò a Milano in occasione del Premio Modena, solo che allora sembrò più un atto di ardimentosa sportività, quello che si dice un bel gesto, che una convinta ansia di vittoria. A Napoli, vi preghiamo di crederlo, non è stato così. Orco la sua fede di vittoria l’ha coltivata dalla partenza sino quasi all’arrivo e ne aveva ben donde perché per piegarlo Tornese ha dovuto far appello alla più riposte energie e al peso della sua grande classe.
Basterebbe a magnificare l’impresa del sauro quell’1.17.9 che è stato ufficialmente assegnato e che rappresenta nella storia della Lotteria di gran lunga il miglior riferimento indigeno avvicinando il limite assoluto di 1.17.6 appartenente a Gelinotte e Home Free. Un dato che per un decimo di secondo, migliora fra l’altro il record personale di Tornese. Ma va aggiunto a rafforzare l’importanza del dato tecnico che la velocità è stata ottenuta dopo un oneroso percorso all’esterno dell’accanito rivale, un percorso che avrebbe mozzato il fiato a qualsiasi cavallo di non eccezionale statura. Per concretare lo scopo Tornese ha messo in atto un primo incandescente attacco nel mezzo giro iniziale. Non ha avuto via libera e si è trovato obbligato a rimanere all’esterno a controllare le mosse dell’avversario se ciò si può chiamare compiere delle frazioni da 15”. Ripartito a fondo sulla penultima dirittura (si avvertiva fra l’altro l’avanzata di Crevalcore), Tornese ha trovato ancora disco chiuso e per far crollare la resistenza di Orco ha dovuto sobbarcarsi a un ennesimo attacco in retta d’arrivo. Solo alla terza ondata il fronte ha ceduto ed è stata aperta la breccia della vittoria. E tanto per completare il conto va aggiunto che Tornese veniva da una batteria che non era servita soltanto a sgranchirgli le gambe ma che lo aveva obbligato a un percorso dispendioso e a uno spunto decisivo ricco di impegno per risolvere a suo favore la partita.
Ha vinto dunque il cavallo più forte e più degno ben meritevole non solo dei milioni ma anche di quel tanto di epopea che sempre la Lotteria tramanda sulle gesta dei suoi protagonisti. E se Tornese è stato grande Brighenti è stato bravissimo assecondando il suo allievo con precisa esattezza non lasciandosi trascinare a mosse precipitose ma dimostrando quel senso del traguardo che gli ha permesso di trionfare in quella grande corsa che sinora gli era sfuggita. Si potrebbe dire, con motto popolare che ‘l’oro era in mano dell’orefice’; e parlando di oro in questo caso non si allude ai milioni del traguardo, ma a un cavallo che uscito da un bagno nel prezioso metallo, abbia lasciato, insieme al colore del mantello, anche il dono dell’intangibilità. (…)”
ub

Finale Gran Premio Lotteria Nazionale – L. 12.000.000, m. 1700

1. TORNESE m s 6 Tabac Blond e Balboa, allev. Portichetto
(1680 Brighenti) in 2.10.8 17.9
2. Orco (1680 G. Ossani) 18
3. Crevalcore (1680 Casoli) 18.3
4. Assisi (1680 Zamboni) 18.4
Sultanina (1680 Macchi) 18.6
Checco Pra (1680 V. Baldi) 18.7
Bambaia (1680 Canzi) 18.9
Gay Song (1680 Al. Cicognani) 20.6
Dosso Bello (1680 Nogara) rit.
L. 6.600.000, 2.400.000, 1.200.000, 600.000 e L. 1.200.000 agli
allevatori
Tot. V. 17, P. 11-13-12, A. 46


Pubblicato sul sito in data: 2011-05-03

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