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Premio Citta' di Ravenna

Assisi, Scotch Harbor, Zibellino e Oblio nel più atteso torneo per esaltare la generosa passione

Un “internazionale” a Ravenna vuol dire un ritorno al tempo antico, per lo meno a cinque lustri orsono quando i trottatori americani si davano irreunte battaglia in prove ripetute: Clyde The Great, Billy Bunker, Prince Hall (1.17.7 al suo esordio europeo) e tanti altri sono immagini che emergono dalla memoria con vigore per nulla attenuato; sono immagini-modello di una genuina lizza sportiva, di un tributo ineguagliabile all’ascesa del trotto.
Ravenna, amaramente silenziosa per alcune stagioni, riprese la tradizione dell’”internazionale” nel 1950 con il Premio dedicato alla Città e con l’omaggio di una splendente gran coppa offerta dal Comune. E in quell’anno 1950 fu Scotch Thistle, in coppia con l’amico Reyland, a risaltare i fasti degli americani per i colori della scuderia Ticino. Fu come un’esibizione di alta scuola la vittoria dell’allievo di Orlando Zamboni: le due prove allora di rito vennero siglate da tempi egregi, però non eccezionali: 1.19.9 e 1.20.7.

IL PRIMATO DI BAYARD
Ma il 1951 doveva darci un avvertimento. Il vecchio trono degli americani era ormai vacillante: i trottatori italiani stavano principiando la loro era moderna lottando allo spasimo e decretando agli avversari stranieri un orgoglioso “di qui non si passa”. E’ del 1951 l’episodio più infuocato del Premio Città di Ravenna, destinato a rimanere negli annali con l’aspetto di una grande conquista e a mettere in luce l’ippodromo del Candiano quale pista dei record e dei campioni. Le tre prove necessarie a stabilire il vincitore, ai punti Bayard, si snodarono veementi e trascinanti. E nel secondo heat si realizzò il culmine della velocità. Scotch Thistle e Leola Hanover andarono intrepidi alla caccia degli scatenati Bayard e Alessandro da Bruno. L’arrivo palpitante fu favorevole a Leola Hanover. Bayard, piegato di misura dall’americana volante, compì il percorso in 1.18.1, record assoluto italiano, e la medesima Leola Hanover e Scotch Thistle, giunto quarto, ottennero rispettivamente 1.17 e 1.17.3 i loro migliori riferimenti europei. Alessandro da Bruno, terzo al traguardo, arrivò ad esprimersi in 1.18.3.
Le lotte fin troppo estenuanti in prove ripetute consigliarono per il 1952 il ritorno alla formula più semplice di un’unica corsa. Questa edizione raccolse esclusivamente soggetti indigeni e Birbone, spalleggiato dallo scudiere Agrio, dominò la scena con il suo splendore di forma. Si rassegnarono Voltaire, Ticino e Bayard: Birbone onorò il Candiano portando il suo record ad 1.18.3.
Rovescio della medaglia nel 1953: contro gli americani Hit Song, Egan Hanover e Tryhussey si presentava unico indigeno Voltaire. E ne sortì un verdetto chiaro e senza soverchie emozioni. Per un Hit Song fresco e in vena fu sufficiente un 1.20 a riportare una chiara affermazione su Egan Hanover.

AUREA VELOCITA’
Più equilibrato il campo nell’edizione del 1954. Vestone, Karamazow, Volfango e Ticino contro Mighty Fine e Prince Philip. In grande ordine appariva allora Vestone ma la pista fu avversa al nero-granata e propizia all’inesauribile Karamazow che, potendo svolgere un piano cammino di testa, anche nella corsa di velocità riuscì ad imporre la sua tempra: 1.19.5 per il “bersagliere”, quanto bastava per tenere discosti Prince Philip e Mighty Fine accreditati rispettivamente di ottimi ragguagli: 1.18.8 e 1.18.9.
E si arrivò all’edizione dello scorso anno, con un drappello di grandi firme presenti al richiamo e con uno sviluppo della vicenda da mandare in visibilio la folla e i tecnici. Erano tornati Birbone e Agrio i quali, per quanto in periodo di non perfetta efficienza, speravano scaltramente di giuocare i competitori in “tattica” una volta di più. Ma i piani dei due vecchi assi alleati furono presto scombinati dall’aggressività di Romolo Ossani con Zibellino. Anzitempo, per fronteggiare l’impeto del roano, Birbone fu costretto a spendere le sue energie. E sui duellanti nel serrate gravitavano anche Nankino al largo e l’americano Mighty Fine appostato sulle loro tracce alla ricerca di un varco improvviso. Ma la corsa si chiamò Vestone, catapultato da Hans Frömming in uno dei suoi famosi finali. Il nero-granata Vestone, in retta, al di fuori di tutti avanzò prepotente per sottomettere, in 1.18.6, l’ardente Zibellino che proprio in tale gara sostenuta così validamente dava ad intendere di puntare deciso alla conquista della Coppa d’Oro, meta somma del Campionato.

GLORIA PER GLI INDIGENI
L’edizione 1955 ha dunque definitivamente donato gloria agli indigeni capaci di interpretare la corsa internazionale con sussiego. Con la sua storia, il Premio Città di Ravenna ha deposto con molta eloquenza a pro dei trottatori nazionali e sull’era nuova da loro iniziata a circa metà del secolo corrente. Dopo Scotch Thistle, soltanto Hit Song ha avuto agio, fra i concorrenti stranieri, di accaparrarsi una franca vittoria cogliendo in un momento di particolare stasi e rarefazione i migliori esponenti del nostro allevamento. Per il resto, si è avuto invece un’altera dimostrazione degli italiani e sempre suffragata da contegni animosi e da tempi eccellenti, da albo d’oro. (…)

Da “Trotto Italiano”, Anno XI, n. 44, sabato 2 giugno 1956

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-05

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