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Lunga e combattuta la storia del Derby triestino, del quale il “Trotto Italiano” del 6 ottobre 1956 fa risalire le origini addirittura agli ultimi venti anni del XIX secolo. O, meglio, gli uffici tecnici dell’epoca avvertivano la necessità di dare vita a una prova importante sul gran fondo per i 4 anni. E l’esperimento fu tentato, non a Trieste, però, che a quei tempi, terra irredenta, era ancora sotto il dominio dell’Austria-Ungheria dell’imperatore Francesco Giuseppe, ”Cecco Beppe” per i “nemici”. I primi tentativi, infatti, ebbero luogo a Torino, sulla distanza dei 4000 metri, ma durò 3 anni; poi, qualche tempo dopo, con fondi statali, si provò a Bologna, questa volta sui 2000 metri, ma anche in quella occasione durò poco, soprattutto perché il Parlamento, visto il fallimento economico dell’iniziativa, tagliò i fondi.
Se ne riparlò dopo la vittoria nella grande guerra, quella del ’15-’18, quando Trieste fu annessa al Regno d’Italia. Così, agli inizi degli anni ’20, la società che gestiva l’ippodromo del capoluogo giuliano domandò agli enti tecnici l’autorizzazione per dare vita ad una corsa importante che si sarebbe chiamata Derby per i 4 anni sulla distanza dei 3218 metri, cioè un doppio miglio inglese. La richiesta fu accolta nel 1923 e la prima edizione fu disputata nel 1927. Le cronache del tempo parlano di un pomeriggio terribile per il vento e per la pioggia, che cadeva ininterrottamente dalle tre della notte precedente il giorno della corsa, tanto è vero che la giuria, con i cavalli già in pista e pronti per la partenza, li rimandò tutti alle scuderie in attesa che gli elementi si placassero. Questo avvenne dopo qualche manciata di minuti e così la corsa si disputò su un terreno micidiale e il traguardo fu passato per primo dal sauro Malacoda con Nello Branchini, i due primi anche nel Nastro Azzurro del 1926, alla media di 1.35.3. Non vi scandalizzate, ma il malcapitato Malacoda fece comunque un’impresa. Questo Derby fu corso anche nel 1928, vittoria di Esule, nel 1929, successo di Cibele, e, nel 1930, quando tagliò per primo il traguardo Farnese, che fu l’ultimo vincitore di questa prima fase della corsa giuliana. Quattro edizioni, quindi lo stop.
Del Derby dei 4 anni se ne riparlerà solo dopo la seconda guerra mondiale e, precisamente, nel 1950, con la nuova denominazione di “Presidente della Repubblica-Derby dei 4 anni”. E i vincitori della edizione inaugurale furono Bayard, per i colori della Scuderia Tevere, e Ugo Bottoni che tennero a battesimo questa classica triestina, unica nel suo genere almeno fino a quando rimase programmata sui 3218 metri. Poi è stata variata la distanza, ma questo fa parte delle “fantasie” del trotto dei nostri giorni. Il fatto è che, finalmente, questa corsa, iniziata nel 1950, dura ancora oggi e il suo Albo d’Oro raccoglie tanti nomi illustri del nostro allevamento.
E una corsa così carica di storia contiene certamente infiniti aspetti tecnici, in particolare, il progresso del nostro allevamento, aspetti umani, entusiasmi, delusioni, e, perché no?, anche episodi comici, molto comici.
E così, a proposito di comicità, abbiamo pescato nell’Albo d’Oro della classica triestina l’edizione vinta dal Cav. Romolo Ossani con il grigio Danubio Blù della Scuderia Maurantonio. E’ il 7 ottobre 1956, domenica. All’ippodromo di Trieste è in programma, appunto,il Premio Presidente della Repubblica. Una giornata molto importante, perché coincide con l’inaugurazione delle nuove tribune tanto che, per i lavori, l’edizione 1955 non fu disputata. Proprio in quei giorni il Capo dello Stato, che era Giovanni Gronchi, si trovava per altre manifestazioni nel capoluogo giuliano e, data la coincidenza, il Presidente, tramite i suoi addetti stampa, assicurò la sua presenza all’ippodromo nel pomeriggio del gran premio. Insomma, una giornata da incorniciare per i dirigenti della triestina. Purtroppo, però, all’ultimo momento, il Presidente, per sopraggiunti impegni, non poté presenziare alla corsa e, in sostituzione, mandò un suo rappresentante. Probabilmente sulla decisione incisero anche le condizioni atmosferiche che si buttarono al brutto all’inizio del pomeriggio. “…acqua e vento, vento e acqua con un ritmo tormentoso. I cronometri non si potevano leggere, ci sarebbe voluto un tergicristallo….un clima apocalittico che il vento del Carso aveva creato per fare un dispetto agli organizzatori della Triestina. ‘Come nel 1927’, dicevano quelli che si ricordavano il pomeriggio della vittoria di Malacoda”. Questo e altro scriveva Mario Giacomini sul “Trotto Italiano” di martedì 9 ottobre nella rubrica “Accadde a Montebello”. Ma andiamo alla corsa. Ci sono Checco Pra e Vivaldo Baldi, reduci dalla recente vittoria nel Continentale, dopo aver fatto centro nell’Europa e nel Triossi, Tornese con Mario Santi, alle prime positive esperienze classiche, e il grigio Danubio Blù con Romolo Ossani, un soggetto molto tenace, ma inferiore agli altri due. Completavano il campo Bambaia, Comacino e Oldrado. Parte la corsa. Va in testa Tornese su Comacino, Danubio, Checco e Bambaia. Al primo passaggio avanza Bambaia e va a togliere il comando a Tornese. Così, con qualche mossa di Comacino, anche al secondo passaggio – ricordarsi che i passaggi sono quattro – poi, di fronte, al paletto dei 400, muove dal fondo Checco e lo segue Tornese. In retta, con un gran…”finale”, passa Checco e “vince” facile con chiaro vantaggio su Tornese. Vivaldo rallenta Checco pensando che la corsa fosse finita e lo stesso fanno Tornese e anche gli altri. Non ci casca, invece, Romolo Ossani che, accortosi che gli altri avevano anticipato di un giro l’arrivo, prosegue sicuro in avanti e si isola per andare a vincere per dispersione. Accortosi dell’errore, Checco cerca di recuperare, ma ormai è stremato e viene battuto facilmente da Tornese anche per il secondo posto.
Il “Trotto Italiano” del martedì aprirà con questo titolo: “Dieci in profitto a Danubio Blù (…e zero in aritmetica a Checco Pra e Tornese). E Arrigo Martino, inviato del periodico milanese, all’inizio del servizio sulla corsa, consiglia la lettura attenta del manuale del perfetto guidatore, che contempla quanto segue : “Per vincere il Derby dei 4 anni è necessario saper contare almeno fino a quattro”. Scherzi a parte, per Vivaldo, che aveva già all’attivo, fra l’altro, tre Lotterie e in corsa non sbagliava mai, fu un dramma, perché papà Cincerina non mancò di esprimergli il suo parere e quando Omero si arrabbiava, si arrabbiava sul serio. Con grande calore e colore…D’altra parte Vivaldo si giustificò sostenendo che, sotto una pioggia violenta e con la bora, era impossibile consultare il cronometro attraverso il quale sarebbe stato facile capire che c’era ancora un giro da fare. Ed era vero. E Mario Santi spiegò che dovendo fare lui la corsa su Checco, non ci pensò più di tanto e lo seguì. E pensare che Tornese, poco più di un mese dopo, avrebbe rivelato finalmente la sua vera identità sbaragliando gli internazionali nel Gran Premio delle Nazioni. Queste sono le corse, quelle vere.
Comunque per aver notizie più ….fresche, abbiamo sentito Gioacchino Ossani, il figlio del grande Romolo. Gioacchino, cosa ricordi di quel giorno?
“Io – attacca Cencio – non ero a Trieste, ma papà mi spiegò tutto. Fu una grande festa e inaspettata. D’altra parte Danubio era un gran buon cavallo, ma solo un ottimo seconda categoria. Lo avevo preparato io proprio in vista del Derby. Aveva vinto diverse corse sul doppio chilometro fra Roma e Napoli. Fu una vittoria regalata dalla fortuna, non ci sono dubbi, ma, tutto sommato, meritata”.
E’ vero che nel momento del “fattaccio” Mario Santi si rivolse a Romolo chiedendo se la corsa era finita e Romolo, con un sorriso, rispose: “Penso di sì”. Poi continuò la sua corsa, imprendibile.
“Questo – prosegue Gioacchino – non lo ricordo. Posso dirti che Omero Baldi, dopo l’arrabbiatura, disse a Vivaldo che, la prossima volta, si sarebbe dovuto mettere in tasca quattro sassi e buttarne via, uno per volta, ad ogni passaggio. Questo me lo ricordo. Comunque, è facile scherzare su questi episodi, ma errare è umano e ci vuole comprensione”.
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Derby dei 4 anni
Pubblicato sul sito in data: 2011-05-27
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