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Quando l'ippica era soprattutto uno sport

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L’ippica non va bene. Anzi piuttosto malino. Si dice che le colpe siano dei politici, tutti, di destra e di sinistra, e questo, probabilmente, è vero. Basta pensare che a uno sport come il nostro, che vive su un contenuto tecnico di gran rilievo, molto difficile a comprendersi per la sua peculiare originalità, sono stati tolti gli enti tecnici, cioè l’Encat per il trotto ed il Jockey Club per il galoppo. Non torna, è vero? E in questo la colpa è anche nostra, perché ci siamo lasciati depredare del nostro “patrimonio” senza reagire. Un patrimonio prezioso affidato a persone totalmente impreparate nel settore specifico. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non stiamo a descrivere tutto quello che sta succedendo, perché chi ama l’ippica come sport lo sa benissimo dal momento che lo sta vivendo sulla propria pelle.
Quello, però, che non sono riusciti a toglierci, è il nostro passato, del quale noi ippici siamo orgogliosissimi. Un passato ricco di successi nazionali e internazionali dal quale è necessario ripartire se vogliamo ricostruirci un futuro degno dell’ippica italiana. Senza passato non esiste futuro.
Noi, che viviamo nell’ambiente da sempre, incontriamo spesso tanti amici
“logorati” dalla nostalgia del tempo che fu. I più anziani ricordano ancora, quando erano ragazzini, Mistero guidato da Romolo Ossani vincere l’Amérique, primo indigeno ad imporsi nella corsa più importante del trotto mondiale, e l’esule russo Alessandro Finn con i suoi “miracoli”, fra i quali è d’obbligo ricordare Muscletone, e poi Birbone e Tornese e insieme a loro gli indimenticabili Vivaldo Baldi e Sergio Brighenti; i meno anziani vanno con il ricordo a Steno, Nello Bellei e i colori della Scuderia Kyra, e poi i tantissimi portacolori del Conte Paolo Orsi Mangelli e il “Prof” William Casoli, e Walter Baroncini con gli alfieri della Scuderia Sandra, e Ugo Bottoni, “L’Ammiraglio” , dominatore delle piste del centro-sud, e “Braccio d’Oro” Alfredo Cicognani, e poi Delfo, unico indigeno a vincere l’International Trot, e su su fino al più recente Varenne, che tutti conoscono e che è la prova vivente dei vertici ai quali è arrivato il nostro allevamento.



Un mondo, quello del trotto, fatto di colore, di entusiasmo, di passione, di umanità che solo gli ippici, quelli veri, riescono a capire. Un mondo ormai lontano, non solo nel tempo, ma nel modo di intendere l’ippica. Un modo indubbiamente sbagliato, se a quei tempi gli ippodromi erano pieni ed oggi sono vuoti. Una ragione ci sarà e noi l’abbiamo individuata in quel taglio delle nostre radici dalle quali si traeva la linfa per riproporre sempre qualcosa di nuovo, ma costantemente in linea con la tradizione. Un “taglio” che ci ha privati totalmente della nostra autonomia sportiva e di conseguenza anche di quella economica. Non ci sono soluzioni alternative per il nostro sport se l’ippica non riacquista la sua piena autonomia decisionale sia sotto il profilo sportivo, sia sotto quello economico. Certo, tenendo conto dei tempi che mutano, ci mancherebbe, ma la base di partenza deve essere quella vecchia, antica che, si voglia o no, ha portato il nostro trotto ad avere un allevamento fra i migliori del mondo, se non il migliore.
Ecco, allora, la nostra decisione di farci avanti e di voler riproporre ai tanti appassionati di oggi, perché, credeteci, ce ne sono più di quanto si pensi, scorci interessanti e originali sul nostro passato, un passato che vuol dire gli ultimi 60 anni, ma con possibili incursioni anche nel periodo che va dagli anni ‘20 ai ’40 del secolo scorso. Questo è il motivo della nascita del sito “Quelli del Trotto”. Noi vogliamo far conoscere, a chi lo desidera, i protagonisti, uomini e cavalli, che hanno animato il trotto italiano del secondo dopoguerra, vogliamo far rivivere, attraverso articoli di giornali e fotografie, quei momenti entusiasmanti, quei personaggi con le loro storie curiose e cariche di umanità. Sul nostro sito saranno pubblicati di volta in volta articoli di giornale riguardanti avvenimenti importanti del nostro trotto, che siamo certi appassioneranno tutti. Ma c’è di più. Se qualcuno è interessato alla storia di un campione, ma anche di un soggetto di media o minima categoria, noi, dietro modica spesa, siamo in grado di fornire tutta la documentazione, arrivi, articoli di giornale e foto. Ma anche curiosità, statistiche, profili di personaggi e di cavalli, importanti e meno importanti. E anche storie di vera umanità. E questo per tutto quello che riguarda il Trotto degli ultimi 60 anni , ma, come abbiamo già accennato, qualcosa è possibile anche nel periodo fra le due guerre mondiali.
Ci siamo buttati in questa avventura perché riteniamo di far cosa gradita a tanti appassionati un po’ annoiati dall’ippica di oggi, ma che hanno dentro di loro il virus del cavallo. Il nostro tentativo è quello di riallacciare i fili con il nostro grande passato convinti che solo così si possa contribuire a rilanciare l’ippica italiana. Noi ce la metteremo tutta, ma anche voi dovrete aiutarci e, per il momento, ci corre l’obbligo di ringraziare vivamente, per il contributo che ci hanno dato nel rendere ancora più prezioso il nostro archivio, la signora Franca Pizziolo Franchini, la signora Miranda Pieri, moglie del mai dimenticato Adelmo Pieri, e la signora Ilma Cacialli.

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-06

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