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Torino 1961

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Venerdì 8 settembre 1961 fu inaugurato il nuovo ippodromo di Torino che, quest’anno, compie quindi mezzo secolo di vita. A dare lustro alla prima giornata il Premio Inaugurazione, una prova per quattro anni internazionali sui 2600 metri con dotazione di 6 milioni e 300 mila lire: vinse il grande Orlando Zamboni con il francese Nautilus G. recuperando la penalità di 20 metri sul favorito Nicias Grandchamp, guidato da Jean Réné Gougeon, che sarà solo secondo sul tedesco Errol e sull’indigeno Palin, questi reduce dalla vittoria nel triestino Derby dei 4 anni sui 3218 metri. Nelle diciassette giornate della stagione 1961 vi furono un altro paio di convegni di grande qualità: il 1° ottobre il ricchissimo (10 milioni di lire) Premio 1° Centenario dell’Unità d’Italia (l’attuale Premio Città di Torino, allora per anziani internazionali, poi modificato, nel 1965, in un miglio per 4 anni indigeni) vinto da Brogue Hanover con Vittorio Guzzinati su Mick d’Angerieux, Tornese e Quick Song e, il 27 ottobre, il Premio Società Campo di Mirafiori, in cui trionfò Tornese su Corsage Hanover, Brogue Hanover e Palin.
Ecco come Primo Castelvetro, segretario dell’Anact e direttore responsabile della rivista “Il Trottatore”, salutò, sul n. 8-9 della pubblicazione degli allevatori italiani, l’inizio di questa nuova realtà frutto della “fiamma del mecenatismo e dello sport”.
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“Lo sapevo che l’ippodromo di trotto costruito a Stupinigi sarebbe stato inaugurato incompiuto. Lo sapevo che la signora Rosa Maria Renoglio, architetto dell’agile, armoniosa e funzionale tribuna, si sarebbe presentata scusandosi dell’incompiutezza del suo geniale lavoro; ma io, trascorrendo da un punto all’altro la snella e agevole costruzione pensavo ad altro.
Ecco, mi dicevo, ecco finalmente, un impianto ippico nato nel segno di un purissimo slancio sportivo. Ecco il grande miracolo di questo anno memorando, ecco il miracolo di questo nostro mondo ippico, altrimenti avvilito dalla speculazione e dall’accattonaggio, ecco questo fiore incredibile e meraviglioso che viene a confortare una antica e pura passione sportiva e ne compensa di altre recenti mortificanti vicende.
Torino, città seria e pulita, Torino patria di Carlo Marangoni, ha riavvivato, nel suo nome, una fiamma, la fiamma del mecenatismo e dello sport. Siano rese grazie agli interpreti di così generosa e nobile volontà e la fortuna arrida alle loro opere”.
“La realizzazione degli impianti ippici torinesi è dovuta alla sportività del dott. Emanuele Nasi, alla tenacia dell’avv. Guido Bianchetti, assistito da valorosi collaboratori nelle persone dell’architetto Rosa Maria Renoglio, del dott. Ernesto Loccatelli, del col. Piero Della Fontana e di una schiera di fedeli assistenti e di operosi artigiani”.
PRIMO CASTELVETRO


Pubblicato sul sito in data: 2011-03-31

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