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Vent'anni

Il 7 giugno 1946 usciva a Bologna il primo numero di questo giornale. L’idea era nata sotto i portici del Pavaglione dall’incontro e dall’abbraccio fra due vecchi compagni di scuola: uno, il sottoscritto, freschissimo avvocato in cerca di chimerici clienti, l’altro, Miari, ufficiale reduce dalla prigionia in Germania, in caccia di un’occupazione e di un lavoro. Li univa, nello scopo, l’amore per i cavalli, un grande amore che spronava all’avventura anche se i capitali erano esili come quella testata che fa oggi tanta commozione.
Siamo nati a Bologna e cresciuti poi all’ombra della grande Milano, al seguito dei cavalli protesi sugli ippodromi verso più alti traguardi, al seguito dei puledri che sciamavano sempre più numerosi sui prati degli allevamenti dopo le ferite della guerra. Siamo cresciuti con loro e per loro: e se un vanto ci sostiene in questa festosa ricorrenza, è che lavoro e fatiche non sono stati spesi invano, visto che i nostri vent’anni costituiscono la testimonianza delle conquiste di uno sport alle cui fortune abbiamo contribuito.
Non è stato facile tenere viva questa fiamma. La stampa ippica non ha come quella politica, dietro le spalle, le casse dei partiti, non ha posizioni di potere da raggiungere o da difendere. Serve solo, in modo determinante, la produzione della scommessa (19 miliardi nel 1965!) l’informazione del pubblico, il compito della critica, ma serve soprattutto la causa della propaganda. Sono fattori indispensabili eppure ancora misconosciuti, per cui, senza il sostegno di editori appassionati, la stampa ippica avrebbe cessato di esistere.
Anche per questo i nostri vent’anni ci sembrano più preziosi: oggi la pianta è cresciuta e si è fortificata, il ciclo vitale entra nella fase di maturità. Ma la linfa è sempre la stessa, quella del primo giorno: sgorga ancora dalla passione, dall’amore per il cavallo. Un amore senza compromessi, il solo che ci ha sostenuto nel nostro cammino e senza il quale tanti sacrifici, anche materiali, non sarebbero stati possibili.
Ed ora, ancor pieni di fede, volgiamo lo sguardo al domani. Ad un’ippica che deve trovare un assetto economicamente più saldo, che può e deve conquistare più vasti e popolari consensi. Noi l’attendiamo all’opera quest’ippica così umana e affascinante, pronti ad affiancarla e sostenerla come in questi vent’anni. Con lo stesso entusiasmo e con lo stesso impegno che ci assumemmo quel giorno sotto i portici del Pavaglione…
ugo berti

Da “Trotto Sportsman” – Anno XXI, n. 68, giovedì 9 giugno 1966


Pubblicato sul sito in data: 2009-12-16

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