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Cinquant’anni fa il battesimo di Tor di Valle

L’ippodromo di Tor di Valle compie 50 anni. Esattamente il 26 dicembre 1959 si disputò il primo convegno sul nuovo impianto “fuori porta” del trotto romano. Un impianto la cui gestazione non fu priva di polemiche, anche dure. Infatti, la scelta di un posto tanto lontano dal cuore della capitale, per gli appassionati romani, un po’ pigrotti e abituati al vecchio trotter di Villa Glori, ubicato in prima periferia e facilmente raggiungibile con ogni mezzo, mentre andare sulla Via del Mare era un viaggio, diciamo che non fu molto gradita. Ma non fu gradita anche nei quartieri alti del trotto perché alcuni, non pochi a dire il vero, temevano che la zona, un po’ bassa, umida ed esposta a rischio allagamenti, non fosse il posto ideale per la realizzazione di un ippodromo. D’altra parte la nascita, proprio in quei tempi, del vicino aeroporto internazionale di Fiumicino, per il quale si poteva credere che la scelta del luogo fosse stata fatta dopo appropriate indagini geologiche del terreno, in un certo senso confortava i sostenitori di Tor di Valle. Si vedrà poi, con il tempo, che le “cassandre” non avevano tutti i torti: Fiumicino ebbe i suoi problemi con le piste di atterraggio e di decollo e anche Tor di Valle con la pista da corsa. Poi tutto fu risolto, ma il problema, anzi, i problemi, esistevano.
Ma torniamo a quel 26 dicembre 1959. Quel giorno si doveva correre ad ogni costo. Per quella data era in programma il Premio Tor Di Valle con una borsa di 10 milioni, non male per quei tempi.
Perché si doveva correre ad ogni costo? Facciamo un altro passo indietro. La fine dell’ippodromo di Villa Glori fu resa necessaria dal fatto che, nel 1960, erano in programma le Olimpiadi, per cui si dovettero effettuare nella capitale molti lavori, fra i quali la costruzione del Villaggio Olimpico, che interessava anche la zona del vecchio ippodromo romano. Così Villa Glori, come ippodromo, chiuse la sua attività in pieno 1959. Roma iniziava la sua stagione invernale di trotto nei primi di dicembre, ma, come spesso succede nel Bel Paese, l’ippodromo, per quella data, non era ancora pronto. Pertanto i convegni romani furono spostati sull’ippodromo napoletano di Agnano dove, tra l’altro, si corse anche il “capitolino” Premio Rinascita, ultima prova del Campionato italiano vinta da Tornese, che era reduce dal successo nel Nazioni, prima vittoria in un Gran Premio del sauro del Portichetto dopo il ritorno in allenamento a Sergio Brighenti. Bene. Rimanda rimanda, alla fine si stabilì la data del 26 dicembre. Evidentemente ancora non si era pronti, ma si corse ugualmente. Non si poteva rimandare ancora. La pista? Un lago. Che avessero ragione i profeti di sventure? Probabilmente. Non vi sbagliate, un lago vero. Sull’annuario dell’ENCAT di quel giorno sta scritto: coperto, terreno pesante. Pesante? Pozze d’acqua da ogni parte. In particolare un laghetto proprio di fronte al palo d’arrivo. Ebbene, in questo clima e con questa pista, si avviarono i cinque partecipanti che erano Tornese con Sergio Brighenti, Crevalcore con Vivaldo Baldi, Icare IV con Walter Baroncini, Nievo con Ugo Bottoni e Silver Song con Orlando Zamboni. Al via va in testa Crevalcore respingendo Tornese, che scende secondo, mentre di fronte Icare IV dà un primo attacco a Crevalcore, che risponde “picche”, i tre seguiti da Silver Song e Nievo. Al passaggio Icare riprova su Crevalcore che lo controlla, ma l’attacco del francese si fa più deciso e veemente di fronte e sulla curva finale, con Tornese a contatto che si prepara alla terza ruota. Il colpo di scena sul finire della piegata conclusiva: Icare IV sbaglia improvvisamente e Tornese, impegnato nella manovra di conversione verso l’esterno e quindi a stretto contatto di Icare, rimane coinvolto dall’errore e sbaglia a sua volta. Pur essendo rapido a riprendersi, il sauro perde non meno di tre sulky da Crevalcore, lanciato in fuga da Vivaldo Baldi, ma non si perde d’animo e, con una retta d’arrivo fantastica, riavvicina il fuggitivo, lo appariglia e, dopo un vibrante testa a testa, riesce a spuntarla in foto. Ragguaglio per entrambi di 1.21.2. Ed erano soggetti da 1.15/1.16. Ma su quella pista, viaggiando molto discosti dalla corda per evitare le enormi pozze, non si poteva fare di meglio. Anzi, furono bravissimi a restare in equilibrio. Per informazione vi completiamo l’ordine di arrivo che vide Icare IV, terzo in 1.21.8, quarto Nievo in 1.22.5, quinto ed ultimo Silver Song, in 1.23.1.
antonio berti

Pubblicato sul sito in data: 2009-12-23

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